CONCERTI

Per un musicista indipendente, ideare un nuovo disco è una visione, registrarlo è un viaggio, pubblicarlo e lasciarlo andare è una lotta.
E’ nel concerto che si sublima il rituale della connessione esistenziale.
Lungo il percorso ho avuto la fortuna condividere con il pubblico molti bei concerti. Alcune volte è stato possibile recuperare dei materiali audio o video, ed è così che di quella magia effimera – riservata ai presenti in quel preciso pezzo di mondo e di tempo – destinata a scomparire dopo l’ultima nota, è stato possibile catturare e restituirne una piccola parte.

concerti

Prima ancora di registrarlo in studio, ho avuto modo di sperimentare il mantra del “Chi m’’o fa fà” in diverse parti d’Italia, raccontando (più con i gesti che con le parole) ciò che dovrebbe essere ovvio per ogni essere umano: se il nostro tempo è limitato, che senso ha disperderlo?
Qui la domanda è stata posta al pubblico colto del Marigliano Jazz Festival in una formazione trio elettrico che amo particolarmente.

line up:
Gio Cristiano: chitarra, fx, voce
Emanuele De Luca: basso elettrico
Angelo Calabrese: batteria

Per chi ha letto con attenzione la sequenza di brani dell’ultimo disco, sa che la domanda ha un destinatario ed un tempo preciso: “frat’ mio, fino a quando je so vivo chi m’’o fa fà”. Ebbene, la mia risposta personale è “Penzier’ (L’ammore overo)”, questa volta suonata in quartetto semiacustico nel Chiostro del Complesso Monumentale di Santa Maria la Nova, nel cuore di Napoli, a pochi metri dalla tomba di Dracula.

Line up:
Gio Cristiano: chitarra elettrica e voce
Angelo Calabrese: percussioni
Emanuele De Luca: basso fretless
Marco Ciardiello: rhodes

Di solito le cose che scrivo sono strumentali o in lingua napoletana, “Fino a Quando” rappresenta l’unico brano in italiano, e per ora va bene così.
Qui per la presentazione – in acustico – del disco “Chi m’’o fa fà” presso Palazzo Venezia, nel cuore del centro storico di Napoli, faccia

Line up
Gio Cristiano: chitarra classica silent, voce
Angelo Calabrese: percussioni
Emanuele De Luca: contrabbasso
Marco Ciardiello: pianoforte

Non saprei spiegarlo, ma ne ho netta la sensazione, quando scrivo in napoletano, improvviso in napoletano.

Qui in versione semiacustica – ancora per il bel pubblico della rassegna a Santa Maria La Nova – ho l’impressione di sviluppare le mie composizioni estemporanee in italiano.

Torniamo più indietro nel tempo.

Sirena è l’omaggio necessario e disincantato alla mia musa, il brano fa parte del disco “Del Blue (ed altre essenze)” e qui siamo in quartetto elettrico nel luogo più magnetico al mondo: il Castello di Baia, nel cuore dei Campi Flegrei.
Il lungo pomeriggio di soundcheck ci ha regalato un immersione sonora irripetibile nel cuore del mediterraneo, al tramonto, ancora in apnea e con le mani piene di salsedine, stavamo cominciando a restituire al pubblico, un pò di quel magnetismo di cui eravamo ebbri, quando ad un certo punto la terra ha tremato…

Line up
Gio Cristiano: chitarra elettrica, fx, voce
Angelo Calabrese: batteria
Emanuele De Luca: basso elettrico
Marco Ciardiello: rhodes

Non mi sono mai posto limiti di genere musicale, appartengo ad una cultura che da millenni assorbe e rielabora elementi esterni, però poi, quando presentavo i miei progetti ai direttori artistici, risultavano essere sempre troppo rock per i festival jazz, troppo jazz per i festival blues.
Da quando scrivo (e suono) in Napoletano (forse proprio per quella questione familiare) le cose vanno meglio.

Qui ci invitarono al Trasimeno Blues Festival qualche anno fa, mi sembrò giusto fare un omaggio al blues Hendrixiano, ma l’ibridazione tra l’American English ed il Napoletano mi sembrava una cosa naturale, non solo nelle parole.

Quella piazza in ogni caso fu molto accogliente, ed il set pomeridiano era carico dell’energia di un bel tramonto Umbro, presentavamo il tour di “Del Blue (ed altre essenze)”, qui il concerto completo:

Fin qui ti ho raccontato di alcuni concerti realizzati con il gruppo di musicisti che da diversi anni condivide il mio percorso in musica, certamente non bastano poche righe per raccontare le loro anime musicali. Comunque il primo pensiero va al grande batterista Angelo Calabrese, quello che considero la mia orchestra ritmica, l’energia primordiale che si sprigiona in un drumming potente e gravido di groove.

Da qualche anno ho la fortuna di impreziosire la mia musica con il pianismo elegante di Marco Ciardiello, amico dei tempi del San Pietro a Majella, con lui abbiamo realizzato le riprese ed i missaggi degli ultimi dischi presso l’Aspro Cuore Studio. Di bassisti ne ho avuti tanti, con Emanuele De Luca ho trovato il giusto equilibrio tra la spinta del groove e la profondità armonica.

qui in concerto con alcune grandi anime

Potrei raccontare molte cose che mi legano al mio “brother in music” Dean Bowman. Dopo un disco (Voodoo Miles) e numerosi tour fatti insieme ho centinaia di bellissimi ricordi, mi limiterò a dire che capita spesso tra musicisti di scambiarsi l’appellativo “bro”, e così del resto avveniva all’inizio della nostra collaborazione. Oggi, quando ci sentiamo o ci vediamo il nostro saluto è “fratm’ ”.

Con Dean Bowman

Quando ebbi la fortuna di collaborare con Reggie Washington per un piccolo tour, mi affascinava l’idea di poter fondere le mie ricerche musicali con uno dei pilastri della black music.

Reggie che aveva collaborato con moltissimi musicisti europei, in quei giorni, tra i vari aneddoti, mi restituì una visione fulminante del nostro modo di interpretare il tempo. Mi disse: “sai Gio, ho capito che a mano a mano che si scende dal nord europa verso il mediterraneo, cambia il rapporto con il tempo, a mano a mano che si va giù il groove si rilassa, si stà più seduti sul tempo.

Non mi era mai capitato di cercare collaborazioni di musicisti napoletani, tranne che con Daniele Sepe, mi incuriosiva molto il suo modo di guidare i suoi concerti, la sua “direction in music”. Così dopo qualche jam insieme, è andata a finire che è stato ospite di Voodoo Miles e poi io e Dean siamo stati ospiti del suo concerto (poi diventato album) su Frank Zappa

Daniele Sepe

Ho avuto la fortuna di incontrare Franco del Prete da ragazzino, ricordo la dolcezza determinata delle sue parole quando mi disse: “noi a Napoli possiamo suonare tutto, il blues, il jazz, il funk, in rock. Perchè la nostra storia ha assorbito tutte le culture”.

Anni dopo stavamo presentando il disco Voodoo Miles e venne a trovarci al concerto. Non avevo il coraggio di chiederglielo, non ce ne fu bisogno. Con una naturalezza serafica mi chiese “Gio che dici se ci facciamo un pezzo insieme?”

Franco Del Prete